Un Palio da brivido, ovvero un “Giallo dei Ragazzi” ambientato a Siena

Il destino è bizzarro ma, in qualche caso, sa essere anche ripetitivo. Infatti il primo giallo che ho letto ambientato a Siena, e ovviamente legato alla sua celeberrima Carriera, è stato “Un palio da brivido”, anch’esso comparso nei “Gialli dei Ragazzi” Mondadori n. 141 nel maggio 1979. Gli Autori di questa storia sono due, ovvero Pierre Marc e Sire Sack, e a suo tempo avevo pensato che, dato che i giovani investigatori protagonisti della storia vivono a Nizza, si trattasse di scrittori francesi. In realtà, come ho scoperto di recente, dietro questo pseudonimo si celano due scrittori italiani, Piero Marcolini e Sire Sacchetto, che in quegli anni avevano già pubblicato presso Mondadori opere rivolte ai più giovani. La loro collaborazione inizia con “Un palio da brividi” e prosegue per altre quattro storie fino a “Una partita giocata male” uscita nell’ottobre del 1981.

La storia senese apre la serie del Trio Grimaldi e ne presenta i protagonisti, i gemelli Ric e Flip, che hanno da poco perso in un dubbio incidente d’auto il padre, funzionario dell’Interpol, e la loro cugina Faby. Se per certi versi essa richiama la fortunata serie dei tre investigatori, la presenza femminile fa venire in mente i Pimlico Boys, altro team di successo dei “Gialli dei Ragazzi”. In ogni caso in “Un palio da brividi” si sottolinea l’avvenenza di Faby e si raccontano i suoi flirt, in questo caso quello con l’elegante senese Piero, che nel nome e in certe caratteristiche riecheggia il protagonista maschile del film “La ragazza del Palio”.

Più in generale, la storia è molto dettagliata nel riportare notizie sul Palio e sulle Contrade, e non è priva di puntuali descrizioni di monumenti senesi, in particolare di Piazza del Campo e della Torre del Mangia. Questa abbondanza di notazioni finisce però per soffocare la trama gialla, che solo a tratti acquista il dovuto mordente, intrecciando alla Carriera un giro di scommesse clandestine in grado di modificarne il risultato. Per di più la vicenda, già relativamente povera sotto il profilo dell’intreccio investigativo, vede le sue svolte capitare in maniera molto occasionale, a seguito della presenza fortuita dei ragazzi in un luogo o per il fortunato incontro con una persona in vena di raccontare particolari che si riveleranno utili. Come se gli stessi Autori fossero consapevoli di tutto ciò, nel finale affidano a un lungo dialogo tra i tre giovani protagonisti tutti i dubbi sul modo in cui hanno condotto l’indagine insieme all’impegno, se saranno in futuro coinvolti in faccende altrettanto intricate, di muoversi in maniera più “professionale”.

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