Lucertolo, chi era costui?

A lungo dimenticato, negli ultimi decenni è invece fiorito un buon interesse sul personaggio di Domenico Arganti detto Lucertolo, poliziotto creato dalla fervida fantasia di Giulio Piccini, in arte Jarro. Lucertolo è difatti il protagonista di ben quattro romanzi pubblicati dall’editore Treves: L’assassinio del Vicolo della Luna (1883 ), Il processo Bartelloni (1883), I ladri di cadaveri (1884), La figlia dell’aria(1884). In realtà i primi due Jarro, prolifico e poliedrico autore volterrano trapiantato a Firenze, li aveva pensati come un’unica opera, ma proprio l’editore suggerì di scorporarli, di fatto favorendo così la nascita della prima serie proto-poliziesca italiana, o più esattamente toscana dato che le storie sono ambientate a Firenze. E la città, raffigurata nel periodo granducale degli anni ’30 dell’Ottocento, gioca un ruolo tutt’altro che secondario, come si capisce dall’hic et nunc dell’incipit del primo dei quattro romanzi:

Era la sera del 14 gennaio 1831.
L’orologio del Palazzo Vecchio, in Firenze, suonava le 8.
Una donna, tutta velata, della quale sarebbe stato difficile dire l’età, avendo il volto coperto, ma che pareva giovane alle snelle movenze della persona, e alla scioltezza del passo, usciva da una casa in Piazza degli Amieri, traversava frettolosamente varie stradette, passava dinanzi alla Loggia del Pesce, e senza mai guardarsi a destra e a sinistra, entrava in quell’angustissimo e nero varco, che si vede tuttora fra due gruppi di case; e si chiama Vicolo della Luna. Cotesto vicolo è così stretto che un bambino, mettendovisi nel mezzo, e allargando le braccia, può facilmente toccarne le sozze e sbonzolate pareti.

(Da notare che, sebbene negli ultimi anni i romanzi di Jarro siano stati ripubblicati da vari editori, essi sono anche tutti disponibili su Liberliber)

Jarro utilizza infatti come materia narrativa la zona del Mercato Vecchio nei pressi del Ghetto, amata e odiata per la sua fatiscenza, che all’epoca della scrittura dei romanzi in effetti in parte era stata abbattuta e sostituita da costruzioni più moderne. Con vena polemica e accenti da spietato moralista, l’autore tratta di questo desolato quartiere in un’altra opera di quegli anni, Firenze sotterranea. Appunti. Ricordi. Descrizioni. Bozzetti (1884), individuandola nelle sue “sparate” come la sentina di ogni vizio, covo della delinquenza, nonché come una vergogna urbanistica per il buon nome di Firenze.

In questo scenario cupo e pervaso di miseria opera, e tra l’altro vi abita in una casa nel Mercato Vecchio mischiandosi volentieri al popolino, il suddetto Lucertolo, di cui l’Autore fornisce la seguente descrizione:

Il famoso birro, uomo senza scrupoli, senza alcuna moralità, prepotente, rabbioso, violento, viveva tra dissolutezze e soprusi, aveva un solo pensiero: quello di apparire destrissimo nella sua professione per arrivare a un grado più elevato, per avere il denaro, che diveniva sempre più necessario per alla vita che menava di sordide crapule.

Capace anche di cogliere ogni seppur minimo particolare, ma arrivista e interessato al guadagno: un ritratto in chiaroscuro, che in parte prende le mosse dal Lecoq di Gaboriau, del resto ispirato al vero fondatore della Sureté parigina, quel Vidocq che prima di mettere la sua esperienza al servizio della Legge era stato un avventuriero e un criminale.

Da notare che a Firenze, a partire dal 1777, l’ordine in città era affidata a quattro Commissari dei rispettivi quartieri : San Giovanni, Santa Maria Novella, Santa Croce e Santo Spirito. A questo prototipo di polizia cittadina – il corpo vero e proprio sarà istituito nel 1854 – erano affidati svariati compiti sia nel campo dell’ordine pubblico che nel campo più propriamente giudiziario. In particolare i Commissari potevano raccogliere le denunce criminali e svolgere alcuni atti preliminari d’indagine da trasmettere poi al tribunale.

Un vicolo di Firenze

La carriera di “birro” di Arganti risulta assai brillante, dato che la soluzione del primo caso gli permette in breve di essere promosso da poliziotto di quartiere a capo-agente fino a Commissario di Santa Maria Novella, attirandogli le invidie dei suoi colleghi. In effetti, con lo svolgersi dei romanzi, cambiano anche alcune caratteristiche di Lucertolo, che diventa un detective sempre meno legato all’esperienza sul campo e sempre più dotato di abilità deduttive, che riprendono aspetti del Dupin di Edgar Allan Poe e ne prefigurano altri di Sherlock Holmes.

Giulio Piccini alias Jarro
(Volterra 1849 – Firenze 1915)

Gli studi più recenti (PISTELLI, 2006; FACCHI 2016; MORSELLI, 2019) hanno peraltro messo in luce come i debiti di Jarro nei confronti soprattutto della narrativa francese, che aveva già dato nel più ampio contesto del feuilleton un notevole spazio al cosiddetto “romanzo giudiziario”, siano ingenti. A Gaboriau, Paul Féval, Fortuné du Boisgobey sono riferibili fasi e metodi d’indagine, veri e propri calchi narrativi, caratteristiche dei personaggi, e perfino lo stesso nomignolo Lucertolo sarebbe riconducibile a “le lézard”, la lucertola a cui Féval paragona spesso Trois-Patte, protagonista di Les Habits noirs (1863). In ogni caso Jarro, lettore attento della letteratura internazionale, ha saputo per primo calare in un contesto italiano la figura dell’investigatore, e questo giustifica ampiamente le recenti e sempre più approfondite letture critiche della sua opera.

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