Quando Diabolik colpì a Certaldo

Diabolik è uno dei più celebri personaggi del fumetto italiano, e quasi subito i suoi albi si sono fregiati del sottotitolo di “giallo a fumetti”. Creato nel 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, il Re del terrore è stato il primo fumetto nero italiano in formato tascabile e ha attraversato tutti questi decenni incarnando al meglio la figura del criminale inafferrabile tanto che ancora oggi, insieme alla sua compagna Eva Kant che da subito appare una donna emancipata e capace di instaurare una relazione di perfetta parità con il compagno, tiene avvinta la fantasia dei tanti lettori e di coloro che ultimamente hanno avuto modo di apprezzarne le gesta in tre pregevoli opere cinematografiche. Come ben sanno i suoi lettori, le gesta di Diabolik si svolgono quasi esclusivamente tra le immaginarie città di Clerville e di Ghenf. Le sorelle Giussani, in virtù della loro invenzione sotto molti aspetti rivoluzionaria per quei tempi, appartengono senza dubbio all’olimpo delle “signore del giallo “ italiano.

Angela e Luciana Giussani

Un personaggio di questo spessore ha ovviamente attirato l’attenzione dei critici dell’ottava arte e a lui sono stati dedicati studi e mostre sempre accompagnate da un buon riscontro tra gli appassionati. In particolare nel 1996, nell’ambito della rassegna a cadenza annuale “I percorsi del fumetto” che allora si svolgeva a Certaldo, proprio a lui venne dedicata l’iniziativa e al sottoscritto fu chiesto di curare la mostra e il relativo catalogo. Ricordo ancora con grande piacere l’incontro che ebbi con Luciana Giussani – la sorella Angela era purtroppo già scomparsa – e con l’allora Direttrice Responsabile della testata, Patricia Martinelli. Grazie alla loro preziosa collaborazione la mostra e il catalogo videro la luce e, a detta degli esperti del settore, essi risultarono all’altezza delle aspettative. Il titolo, “Un giallo in maschera”, evidenziava il fatto che Diabolik facesse uso di queste particolari maschere di sua invenzione con cui era in grado di assumere le sembianze delle altre persone. Sembra appena il caso di osservare che tale caratteristica, ispirata chiaramente dal Fantomas di Allain e Souvestre, è una delle tante peculiarità che, legando le sue storie alla tradizione letteraria precedente, hanno reso unico e così longevo questo personaggio.

Per rendere ancora più intrigante l’iniziativa certaldese, il sottoscritto ottenne da Luciana Giussani e da Patricia Martinelli il permesso di realizzare una breve storia di Diabolik ambientata proprio a Certaldo, storia che sarebbe stata pubblicata in un albetto di 14 pagine da allegare al catalogo. A favorire questo buon esito vi fu un importante precedente, ovvero la breve storia da poco realizzata per una mostra su Diabolik tenutasi a Lugano in Svizzera.

Patricia Martinelli interviene allo Speciale Rai “Le sorelle Giussani” nel 2021

Così ebbi l’opportunità di scrivere il mio primo soggetto di Diabolik, collaborando con Patricia Martinelli che di esso realizzava la sceneggiatura. Ricordo che non vi furono particolari discussioni, se non per un aspetto della storia, relativo al “trucco” utilizzato da Diabolik per rallentare l’arrivo di Ginko e dei suoi uomini che avevano teso una trappola, durante una prestigiosa mostra di gioielli organizzata per l’appunto a Palazzo Pretorio, all’inafferrabile criminale. Patricia Martinelli propendeva per un congegno stradale che veniva a bloccare le auto della polizia, il sottoscritto invece, consapevole dell’iconicità degli stemmi che adornano la facciata del Palazzo, suggeriva di inserire in uno di essi un getto di gas che potesse rallentare l’accorrere degli agenti. Alla fine si convenne che quest’ultima soluzione meglio rispecchiava la natura del luogo dove era ambientata la storia. La realizzazione grafica fu quindi affidata ai disegni di Giancarlo Tenenti, che seppe illustrare in maniera impeccabile il cortile interno del Palazzo e gli altri luoghi in cui si svolgeva la storia.

Nel 1999 fui informato che l’Editoriale Mercury di Bologna stava per pubblicare un’opera contenente oltre le due storie speciali già nominate, quella di Lugano e quella di Certaldo, anche una terza realizzata nel 1992 in occasione della Comiconvention di Milano; la novità rilevante era data però dall’aggiunta a queste pagine del colore. Una volta che questo testo mi fu recapitato, mi resi conto che Certaldo Alta veniva ulteriormente valorizzata dal passaggio dai chiaroscuri tipici dell’albo a un più intenso cromatismo. Restando pienamente convinto della bontà di tale operazione, ho affidato a alcune vignette tratte da questa edizione speciale il compito di far intuire ai lettori lo spirito di quella storia.

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