Walter Vettori, “Cice” per i sangimignanesi, è nato nella città turrita il 30 ottobre 1957 nella sua casa in via Berignano. Secondo un aneddoto familiare, specchio perfetto di quei tempi, pare che suo nonno Giangio di Bozzolo, arrivando con il barroccio alle sette del mattino e scansando le sue due nonne, sia entrato in camera con il fiasco della verdea e gli abbia spennellato le labbra, ricevendone per tutta risposta un bello schiocco con le labbra.
L’infanzia di Walter non è stata delle più semplici, a causa anche di una leggera balbuzie che ancora oggi a tratti si manifesta, ma in prima elementare, a detta della sua maestra Vittoria Chellini, fu comunque il primo a riuscire a scrivere; sembra che una mattina, non riuscendo Walter a pronunciare bene quello che voleva dire, abbia preso carta e penna e lo abbia messo per iscritto. Stranamente però Vettori ha sempre avuto un rapporto conflittuale con l’italiano scolastico, in quanto era l’unica materia nella quale non eccelleva. A dodici anni comincia a correre in bicicletta con ampie soddisfazioni, fino ai sedici, quando si rompe tibia e perone in sette posti e termina la sua breve carriera. Negli stessi anni giocava pure a biliardo, anche lì con discreti risultati, e questa passione non lo ha più abbandonato.
Suo padre Franco, camionista presso la CET di San Gimignano, insegna ben presto a Walter a guidare l’auto e il camion; poi però gli sconsiglia vivamente di seguire le orme paterne e lo convince a iscriversi al corso di Ragioneria, frequentando il “Roncalli” di Poggibonsi.
Il culmine del suo conflitto con l’italiano si ha proprio in quinta quando nel primo compito in classe prende cinque e mezzo, accompagnato dal giudizio: povero di idee. A distanza di cinquanta anni la sua professoressa di quel tempo è diventata una delle più assidue lettrici delle opere di Walter e continua a meravigliarsi dicendogli: “Pensare che per farti scrivere una pagina di foglio protocollo mi ci volevano ore e ora invece scrivi trecento pagine per ogni libro.”
A gennaio 1977 al primo concorso utile entra a far parte della famiglia MPS, dove rimane fino al 2017. Ricorda con vivezza il suo arrivo il 31 gennaio a Massarosa, appena diciannovenne. Il luogo gli apparve privo di attrattive, e in effetti l’atmosfera rimase grigia fino a giugno, poi però di colpo scoprì l’incanto della Versilia, e tutto cambiò.
Nel 1982 a seguito di un incidente, successogli una mattina mentre andava a lavorare, è rimasto ventitré giorni in coma profondo, tanto che dopo tre giorni i medici prospettarono l’espianto degli organi. Il netto rifiuto della madre ha consentito a Walter di nascere una seconda volta; infatti, con sorpresa di tutti, si è risvegliato nel letto numero cinque della rianimazione dell’ospedale di Pisa. Seppur paralizzato completamente nella parte sinistra del corpo, da subito è stato lucido ricordandosi tutto l’accaduto che poi ha riportato fedelmente in un capitolo del libro “Ventitré notti”. Ha sempre sostenuto di ricordarsi perfettamente il pre e il post coma, ma quei ventitré giorni per lui sono inesistenti. Dopo l’incidente e il coma fu trasferito a Poggibonsi, recuperando grazie alla riabilitazione tutte le sue facoltà; in seguito ha fatto alcune esperienze come direttore in varie filiali, tra cui Radda in Chianti, Casole d’Elsa, Siena Le Scotte.
Felicemente pensionato, oggi trascorre il tempo giocando a biliardo, andando in bici e girando il mondo per quanto possibile. E ultimo ma non ultimo, per proprio diletto ma anche per la gioia dei suoi lettori e dei suoi concittadini, scrive.
Ad oggi ha pubblicato: Ventitré notti, Betti Editrice, 2018; Il caso Novotna, Pegasus, 2021; Il cofanetto di madreperla, Pegasus, 2022; Il volo del falco, Pegasus, 2024.

Si è aggiudicato i premi: Arti letterarie al Milano International 2021, Arti letterarie a Cattolica 2023, Switzerland Literary Prize 2024 a Lugano.


Attualmente sta scrivendo il suo primo romanzo storico, “La quarta gemella”.




