Una nuova brillante recensione di ALBERTO BICCHI a un mistery di autrice straniera ambientato in Toscana.
Godersi la tranquilla località del Chianti coltivando un piccolo orto e vivendo a contatto con i parenti della defunta moglie, che lì era nata e cresciuta. Questa è l’ambizione dell’ex detective newyorchese Nico Doyle, protagonista di Murder in Chianti, trasferitosi da circa un anno a Gravigna, immaginario paesino tra Firenze e Siena. La sua routine quotidiana viene interrotta dal ritrovamento di un cadavere. Per quanto in pochi conoscano il suo passato impiego come poliziotto della squadra omicidi, per Nico si rivelerà impossibile non fornire un contributo alla risoluzione del mistero.
“Nico stomach clenched. It wasn’t the sight that got to him – during his nineteen years as a homicide detective, he’d seen worse and quickly numbed to it. No, it was the surprise of finding a body here. He’d walked away from that job, his old life, and come to Italy and find peace. He wanted to be near Rita, near her family, and far from violent death. Murder seemed to have no place in the beautiful Chianti Hills.”
“Lo stomaco di Nico si strinse. Non era la vista che lo sconvolgeva… durante i suoi diciannove anni come detective della squadra omicidi, aveva visto di peggio, e si era rapidamente assuefatto a quello. No, era la sorpresa nel trovare un corpo lì. Si era allontanato da quel lavoro, dalla sua vecchia vita, ed era arrivato in Italia per trovare la pace. Voleva essere vicino a Rita, alla sua famiglia, e lontano dalla morte violenta. Non sembrava esserci posto per l’omicidio nelle bellissime colline del Chianti.”
Il romanzo, scritto da Camilla Trinchieri e pubblicato nel 2019 in lingua inglese, è il primo di una serie che attualmente conta cinque racconti gialli, tutti ambientati in Toscana (l’ultimo, Murder in Pitigliano, è uscito quest’anno). L’autrice, nata nel 1942 e figlia di padre italiano e madre americana, ha trascorso l’adolescenza a New York; da qui, una volta laureatasi, si è trasferita a Roma. Nella capitale ha collaborato con importantissimi nomi del cinema italiano come assistente al doppiaggio. Nel 1980 è tornata a vivere a New York, dedicandosi alla scrittura e ottenendo la cittadinanza italiana.
Durante lo svolgimento delle indagini, in cui Nico supporta il maresciallo dei carabinieri Perillo, vengono toccate o citate varie località del Chianti realmente esistenti (Panzano, Greve, Radda), oltre a San Gimignano, Siena e Firenze. Questo elemento di realismo è accentuato da una descrizione abbastanza minuziosa, seppure a tratti leggermente stereotipata, di usi e costumi della tradizione italiana e toscana, rintracciabili ad esempio nella descrizione delle differenze in termini di abitudini tra gli abitanti del luogo e il maresciallo (di origini meridionali). Tra i vari personaggi di maggiore o minor rilievo troviamo più o meno le tipiche figure delle piccole realtà italiane (il ristoratore, il barista, il macellaio, etc.). Non sono rari accenni alle trasformazioni economiche e sociali subite da queste piccole località nel corso dei decenni. Del resto, la stessa autrice, nella postfazione, sottolinea di aver fatto le dovute ricerche frequentando i luoghi del Chianti.
“A pink-gray light had begun to scale the surrounding hills. It was time] to go back and prepare the tomatoes. No going off in his old Fiat 500 to the town’s only café, Bar All’Angolo. The friendly bar owners; the schoolchildren, mothers and workmen crowding the counter; and the tourists sprawling over the tables made him feel less lonely, and the delicious whole wheat cornetti that came fresh from the oven made the place all the more tempting. This morning, however, Nico was happy to break his routine. He had a job to do.”
“Una luce rosa-grigio aveva iniziato a arrampicarsi sulle colline circostanti. Era tempo di rientrare e preparare i pomodori. Niente viaggio con la sua vecchia FIAT Cinquecento fino all’unico caffè del paese, il Bar All’Angolo. I proprietari amichevoli, gli scolari, le mamme e gli operai che affollavano il bancone, e i turisti stravaccati sui tavoli, e i deliziosi cornetti integrali che uscivano direttamente dal forno rendevano il posto ancora più allettante. Quella mattina lì, però, Nico era contento di rompere la propria routine. Aveva un lavoro da compiere.”
Tra gli spaccati di vita di paese, il cagnolino che ha adottato (e che lo aveva condotto alla scoperta del cadavere), i vigneti e gli odori della cucina toscana, Nico si troverà costretto a vestire di nuovo i panni del poliziotto, anche a costo di gettare luce su un passato torbido che rischia di coinvolgere il paese e le persone a lui più care.


