Esiste una copiosa produzione di cozy mystery in Germania ambientati in Italia e assai spesso in Toscana. Raramente però queste opere vengono tradotte in italiano, per cui pare opportuno soffermarsi su uno di questi rari casi. Si tratta di Morte a mezzogiorno di Valentina Morelli, prima di una lunga serie di opere ambientate nell’immaginaria San Commadità, paesino posto sulle rive del Serchio, a monte di Lucca ma non lontano dal litorale ligure. La Agfa Egmont purtroppo non ha finora dato seguito, dopo questa uscita del 2022, ad altre traduzioni, segno evidente della difficoltà di incontrare il gusto dei lettori italiani.
Valentina Morelli non nasconde certo le sue origini e per il pubblico dei lettori tedeschi già in copertina vellica le loro simpatie per il Bel Paese con una tipica espressione italiana (nel caso di questa serie di gialli è “dolce vita”). La protagonista dell’indagine è poi una suora, Isabella, che deve confrontarsi con l’imprevista morte di una sua consorella, Maria Raffaella, gettata da mani assassine giù dal campanile del convento di San Commadità. Isabella ha fin dall’infanzia una fede profonda e l’Autrice si rivela piuttosto abile nel ricostruire la sua psicologia e le sue radicate motivazioni nel seguire la vita monastica, e inoltre può contare su un intuito e uno spirito di osservazione molto sviluppati.
Sullo sfondo di un paesino di maniera con la figura ingombrante del Sindaco interessato a salvaguardare l’immagine di un abitato tranquillo ad aiutarla nelle indagini, che stentano ad avviarsi nel vano tentativo di ricondurre il delitto a una morte accidentale, è soltanto il giovane carabiniere Matteo Silvestri. Dotato di scarso acume ma di molta buona volontà, il carabiniere ha il merito di fidarsi delle intuizioni di Suor Isabella e di fornirle le informazioni a cui soltanto lui può attingere. Si trova peraltro ad essere l’unico effettivo di quell’avamposto di legalità e l’ambiente in cui opera non è certo dei più stimolanti:
La stazione dei carabinieri era poco più di un ufficio con attrezzature obsolete e una piccola cella di detenzione che, nel corso degli anni in cui era rimasta inutilizzata, era stata destinata a deposito di mobilio decrepito e computer ancora più vecchi.
Nonostante queste desolanti premesse, alla fine il carabiniere riuscirà, grazie al decisivo apporto di suor Isabella, a mostrarsi pienamente degno del ruolo di tutore della legge e a far crescere di molto la propria autostima. Nell’epilogo di questo primo romanzo tra suor Isabella e il giovane carabiniere si instaura un rapporto di autentica stima e di fiducia reciproca, con la consapevolezza di formare una squadra investigativa pronta ad affrontare tante altre prove.


Nell’ambito della letteratura poliziesca spetta certamente all’inglese Gilbert Keith Chesterton il merito, con il suo celeberrimo Padre Brown, di avere dato risalto agli investigatori in tonaca. A quel prototipo si sono in vario modo rifatti molti giallisti, da Ellis con il suo fratello Cadfael fino al don Michele Lepri di Enrico Solito. La suora più abile nel risolvere i delitti è però certamente Sorella Fidelma, personaggio creato da Peter Tremayne protagonista finora di ben ventotto romanzi e due raccolte di racconti Nei suoi gialli storici, ambientati nell’Irlanda e nell’Inghilterra del VII secolo, la religiosa scioglie misteri non di rado legati agli intrighi dei potenti.


In confronto le situazioni in cui viene coinvolta la Suor Maria Isabella di Valentina Morelli hanno implicazioni molto meno rilevanti , a partire proprio dall’uccisione della sua consorella, avvenuta come si scoprirà alla fine per motivi piuttosto banali.
Certamente nella tradizione letteratura italiana, Paese che Valentina Morelli considera la sua terra d’elezione, tornerebbe pure alla memoria la Gertrude manzoniana, la cui vicenda criminosa tra le mura di un chiostro è ispirata a un delitto realmente avvenuto, e il più recente Il nome della rosa di Umberto Eco. Viene però il sospetto che, dato che il carabiniere si chiama Matteo e Suor Maria Isabella si sposta in bicicletta, le ispirazioni della Morelli non siano state solo letterarie. Anche perché, oltre a Don Matteo televisivo, non si può negare che le suore investigatrici sul piccolo schermo siano più numerose che sulla carta stampata ( tra le altre Sister Boniface, costola proprio del Padre Brown televisivo, in Inghilterra, soeur Therese in Francia, la suor Angela di “Che Dio ci aiuti in Italia” e così via).


In ogni caso, se davvero le vie del Signore sono infinite, pare quantomai opportuno che i suoi ministri e le sue ministre battano anche quelle dell’acume investigativo per evitare che il Maligno trionfi.


