L’enigma Boccaccio: un noir che collega Storia e Modernità

L’enigma Boccaccio è una delle ultime opere di Lucia Ferrigno, versatile scrittrice campana dedita in particolare a romanzi noir, che ha tratto ispirazione per questa fatica letteraria proprio da una visita a Certaldo per la presentazione di un suo libro.

Due piani narrativi, quello della Toscana dei giorni nostri, in particolare Certaldo e Firenze, e quello della vita di Boccaccio, seguendolo nei diversi luoghi da lui frequentati, si alternano sapientemente nella trama. Con abilità narrativa la scrittrice immerge Boccaccio e il lettore nei molteplici aspetti dell’universo tardo medievale, andando a recuperare anche quella vena millenaristica che trova nelle profezie di Gioacchino da Fiore un culmine ineludibile. Come nelle opere dei maestri del giallo-noir storico, a partire da Umberto Eco in “Il nome della Rosa”, personaggi storici reali si alternano a figure di pura fantasia, con ricchezza di fonti documentarie e significative citazioni a intessere la trama. Semmai, mentre quelle che nello scrittore alessandrino erano possibili metafore del nostro presente – poniamo i dolciniani come correlativo oggettivo dei terroristi degli anni di piombo – , nel testo della Ferrigno grazie all’indefinita profondità temporale della visione profetica molti temi trattati ricollegano direttamente i due periodi storici.

Ad esempio la peste nera del 1346-1353 che tanti riflessi ha avuto sulla genesi e su importanti brani del “Decameron”, richiama inevitabilmente lo shock prodotto di recente dal Covid; e poi le crisi finanziarie che, per l’insolvenza dei Re, travolgono le Compagnie bancarie dei Bardi e dei Peruzzi, trovano non senza ragione riscontro nell’incertezza del mercato globale, esposto a investimenti tanto ingenti quanto incontrollabili. E infine l’affermarsi di un regime autocratico e illiberale, che malauguratamente oggi in molti paventano sia alle porte, trova nel modello assolutistico nella setta dei “Leviatani” di hobbesiana memoria i terribili fautori.

Ma quelli suddetti sono semplici spunti: conviene infatti lasciare al lettore del romanzo il compito di scoprire, insieme ai giornalisti e ai poliziotti dei nostri giorni impegnati nell’indagine, a cosa alludesse realmente la prophetia nascosta nelle pergamene di Giovanni Boccaccio.

Boccaccio in un dipinto di Andrea del Castagno

A renderlo partecipe di questo enigmatico vaticinio, che il Certaldese custodirà con ogni cura, è l’amata Fiammetta. Nel romanzo questa figura viene fatta coincidere senza alcun dubbio con Maria d’Aquino, figlia naturale di Roberto d’Angiò, la quale avrebbe aperto al giovane scrittore le porte della corte napoletana permettendogli anche di conoscere alcuni membri di quel cenacolo intellettuale che la frequentavano.

Fiammetta, enigma essa stessa, per molti versi emblema di quel potentissimo e vitalissimo mistero che chiamiamo Amore, è in realtà il motivo che percorre il romanzo come già gran parte dell’opera di Boccaccio, dando un senso ai moti d’animo dello scrittore, ai suoi slanci e alle cocenti delusioni, alle diverse creazioni artistiche, alla parabola letteraria e agli stessi spostamenti da un luogo all’altro. Anche l’ultimo viaggio fatto dal Certaldese a Napoli nel 1371 diventa nel romanzo l’occasione per visitare la tomba di Roberto d’Angiò nella chiesa di Santa Chiara e insieme per ricordare i fremiti giovanili e la passione per Fiammetta, inquadrati ora nella prospettiva religiosa di una pace oltremondana.

La vicenda contemporanea di questo intrigante romanzo, con il suo delitto e i suoi colpi di scena, si snoda prevalentemente nel borgo valdelsano di Certaldo, ora nelle campagne limitrofe o in un’immaginaria redazione del “Corriere di Certaldo” nella sua parte bassa, ora nelle ombrose stanze di casa Boccaccio o dell’ex convento degli Agostiniani nella parte alta.

La città partenopea fa invece la parte del leone nello sviluppo del periodo medievale, a sua volta segnato da ben due omicidi; ma, oltre alla corte angioina, agli intrighi, ai monumenti e alla vita quotidiana che si svolgeva nella città all’epoca, Lucia Ferrigno non manca di descrivere in maniera vivida e spesso lirica la meravigliosa cornice del golfo di Napoli in cui sboccia l’amore tra il giovane Boccaccio e la bella Fiammetta.

Sul piano stilistico, l’andamento narrativo nel romanzo si alterna, a tratti fin quasi a fondersi, con quello saggistico. In omaggio alla raffinatezza stilistica di Boccaccio, dal cui scrittoio si immagina sia uscita l’enigmatica pergamena al centro della vicenda, la Ferrigno non esita a disseminare locuzioni latine e chiede ai suoi personaggi un eloquio molto controllato, a tratti quasi forbito. E, forse in omaggio al succitato romanzo di Umberto Eco, mette all’inizio di ogni capitolo un breve sunto degli avvenimenti che in esso si svolgeranno.

Lucia Ferrigno
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