Intervista a Giovanna Maccari, Premio Garfagnana in Giallo 2024

Giovanna Maccari vive a Bologna e vi ambienta le sue storie poliziesche. Ma il fatto di avere vinto il più importante Premio letterario toscano di genere – il Garfagnana in Giallo 2024 per i romanzi inediti -, di averlo poi con un Editore toscano – Tralerighe di Lucca -, di poter vantare un cognome che in Toscana evoca importanti esperienze artistiche, e da ultimo di averci onorato di una serie di presentazioni della sua opera nel nostro territorio, l’ha resa una delle “signore in giallo” da conoscere meglio tramite un’intervista.

Giovanna Maccari

Hai l’onore di essere la prima scrittrice che viene intervistata su questo sito. Mi sembra doveroso quindi chiederti quando hai iniziato a scrivere.

G. M. Ho iniziato a scrivere da che me lo hanno insegnato. Sono stata una bambina sensibile, riflessiva e un pò ribelle, il che mi ha spesso reso come una voce fuori dal coro. Così, oltre a giocare con i coetanei e a praticare sport, già dalle elementari sentivo l’esigenza di esprimermi in un luogo protetto come la scrittura. Quindi intanto un rifugio. Ho iniziato a tenere un diario e a buttare giù le prime poesie che amavo anche leggere a partire da quelle di Alda Merini per poi approdare, più tardi, alla scapigliatura francese con i tutti i suoi poeti maledetti primo fra tutti Charles Baudelaire.Ad affidare le confidenze su di me a un taccuino che, come un vero amico, accoglieva in silenzio e senza giudicare tutto ciò che mi passava per la mente in quel momento alternandolo allo scambio di lettere con gli amici più cari che rivedevo ogni estate, continuando per tutta l’adolescenza fino agli anni dell’Università. Con la mia nonna materna, invece, ci siamo scritte fino alla fine dei suoi giorni, anche solo biglietti in cui scambiavamo auguri di ogni genere soprattutto al di fuori delle feste comandate. Era il modo che avevamo di fare sentire all’una la presenza dell’altra. Mi sono dunque iscritta a Giurisprudenza a Bologna, città che, dal Veneto, non ho più lasciato, con l’intenzione di diventare magistrato e come alternativa alla facoltà di Lettere che sembrava dare meno sbocchi ma restava il sogno proibito. Avevo un fidanzato all’epoca che come me aveva fatto la stessa identica scelta e così, da “giuristi per caso”, continuavamo a parlare e condividere la bellezza della letteratura. Laureata in corso nel 1999 sarò breve nel dire che dall’ambito giuridico a quello delle risorse umane, i ruoli ricoperti erano un bilanciamento perfetto di attività scrittura e attività di relazione.

Nella tua biografia si legge però che un ruolo importante lo ha giocato anche la partecipazione a un corso di scrittura creativa tenuto da un autore di notevole spessore.

G. M. Esatto, nel 2011, dopo la stabilizzazione e i primi traguardi importanti, entro di nuovo in crisi: alcune collaborazioni si chiudono e si riaffaccia in me, prepotente, la tentazione di mettere su carta qualcosa ma questa volta al solo scopo di divertirmi e divertire, con una bella storia, chi legge. Così frequento un corso di scrittura creativa tenuta dall’autore Gianluca Morozzi (di padre toscano e divenuto poi il mio editor di fiducia e prima ispirazione noir con “Black out” e “Cicatrici”) per giocare un po’ ma intanto si riaccende la fantasia e il coraggio di intessere i primi racconti rosa che pubblico qualche anno dopo su riviste femminili a tiratura nazionale.

Giovanna dopo la vittoria di un Premio per racconti

Questo battesimo, insieme alla scrittura di un monologo per un laboratorio teatrale, daranno vita alla stesura del mio primo romanzo “Baci sparsi” un epistolare ambientato a Parigi negli anni ’50 e pubblicato nel 2018. Vi si narra la storia di una giovane donna realizzata e in procinto di sposarsi che rimette in discussione la sua vita al rientro del suo migliore amico dalla Cina.

E questo è stato per certi versi il tuo trampolino di lancio.

G. M. Proprio così, le presentazioni un pò in tutta Italia e la pubblicazione di altri racconti, spaziando tra i generi fantascienza, noir o tributi all’Emilia Romagna o al cinema e pubblicati su antologie con autori vari mi hanno fatto approdare alla stesura, lunga e sofferta, di C-rush..

Questo romanzo ha trionfato al Garfagnana in Giallo 2024 come migliore inedito per uscire poi per i tipi di Tralerighe Editore di Lucca nel maggio 2025 al Salone del libro di Torino. Per la stesura, oltre ai consueti fatti di cronaca e personali a farmi da guida, ho spaziato in tutto il genere noir italiano a partire dall’immenso Giorgio Scerbanenco passando da Manzini a Genisi per poi approdare definitivamente a Carlotto e Carofiglio, mie attuali ed esclusive fonti di ispirazione.

Puoi anticipare qualcosa sulle opere a cui sta lavorando attualmente?

G. M. Già pronto il seguito come parte della saga noir ambientata tra Bologna e altre città d’Italia, è in stesura il terzo romanzo. E se per me scrivere è un enorme parco giochi in cui far correre la fantasia e la possibilità di esprimermi cambiando giostra a seconda del genere di cui voglio trattare per smontare e risalirci sopra quando mi è tornata voglia. Il noir è, insieme, denuncia di fatti rilevanti a livello sociale (precariato, disabilità, sanità, fecondazione assistita) e della cui cronaca il giornalismo non si occupa (quasi) più e introspezione dei personaggi, specie di quelli degli investigatori della Secret, agenzia bolognese nelle cui dinamiche dell’animo umano potersi ritrovare e riconoscere. Una sorta di famiglia nata per caso e con a capo Cavina, ex collaboratore dei pool antimafia, ma anche Veneranda Giusti e Matteo detto Ilminchia per via di una goffaggine di fondo a cui solo il tempo renderà giustizia. Dinamiche dell’animo umano in cui ciascun di noi può specchiarsi: trovare la propria strada un po’ alla volta, desiderare una ricompensa (che non arriva mai) per l’impegno profuso, trovare conforto negli affetti sinceri, cadere e rialzarsi mille volte, anche quando si è stanchi e disillusi. Il noir è questo, una dimensione buia dalle cui fessure intravedere la luce. O forse molto di più. Condividerne gli aspetti con lettori voraci e curiosi è ciò che per me completa il cerchio.

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