Una detective in tonaca: Suor Isabella di Valentina Morelli

Esiste una copiosa produzione di cozy mystery in Germania ambientati in Italia e assai spesso in Toscana. Raramente però queste opere vengono tradotte in italiano, per cui pare opportuno soffermarsi su uno di questi rari casi. Si tratta di Morte a mezzogiorno di Valentina Morelli, prima di una lunga serie di opere ambientate nell’immaginaria San Commadità, paesino posto sulle rive del Serchio, a monte di Lucca ma non lontano dal litorale ligure. La Agfa Egmont purtroppo non ha finora dato seguito, dopo questa uscita del 2022, ad altre traduzioni, segno evidente della difficoltà di incontrare il gusto dei lettori italiani.

Valentina Morelli non nasconde certo le sue origini e per il pubblico dei lettori tedeschi già in copertina vellica le loro simpatie per il Bel Paese con una tipica espressione italiana (nel caso di questa serie di gialli è “dolce vita”). La protagonista dell’indagine è poi una suora, Isabella, che deve confrontarsi con l’imprevista morte di una sua consorella, Maria Raffaella, gettata da mani assassine giù dal campanile del convento di San Commadità. Isabella ha fin dall’infanzia una fede profonda e l’Autrice si rivela piuttosto abile nel ricostruire la sua psicologia e le sue radicate motivazioni nel seguire la vita monastica, e inoltre può contare su un intuito e uno spirito di osservazione molto sviluppati.

Sullo sfondo di un paesino di maniera con la figura ingombrante del Sindaco interessato a salvaguardare l’immagine di un abitato tranquillo ad aiutarla nelle indagini, che stentano ad avviarsi nel vano tentativo di ricondurre il delitto a una morte accidentale, è soltanto il giovane carabiniere Matteo Silvestri. Dotato di scarso acume ma di molta buona volontà, il carabiniere ha il merito di fidarsi delle intuizioni di Suor Isabella e di fornirle le informazioni a cui soltanto lui può attingere. Si trova peraltro ad essere l’unico effettivo di quell’avamposto di legalità e l’ambiente in cui opera non è certo dei più stimolanti:

La stazione dei carabinieri era poco più di un ufficio con attrezzature obsolete e una piccola cella di detenzione che, nel corso degli anni in cui era rimasta inutilizzata, era stata destinata a deposito di mobilio decrepito e computer ancora più vecchi.

Nonostante queste desolanti premesse, alla fine il carabiniere riuscirà, grazie al decisivo apporto di suor Isabella, a mostrarsi pienamente degno del ruolo di tutore della legge e a far crescere di molto la propria autostima. Nell’epilogo di questo primo romanzo tra suor Isabella e il giovane carabiniere si instaura un rapporto di autentica stima e di fiducia reciproca, con la consapevolezza di formare una squadra investigativa pronta ad affrontare tante altre prove.

Nell’ambito della letteratura poliziesca spetta certamente all’inglese Gilbert Keith Chesterton il merito, con il suo celeberrimo Padre Brown, di avere dato risalto agli investigatori in tonaca. A quel prototipo si sono in vario modo rifatti molti giallisti, da Ellis con il suo fratello Cadfael fino al don Michele Lepri di Enrico Solito. La suora più abile nel risolvere i delitti è però certamente Sorella Fidelma, personaggio creato da Peter Tremayne protagonista finora di ben ventotto romanzi e due raccolte di racconti Nei suoi gialli storici, ambientati nell’Irlanda e nell’Inghilterra del VII secolo, la religiosa scioglie misteri non di rado legati agli intrighi dei potenti.

In confronto le situazioni in cui viene coinvolta la Suor Maria Isabella di Valentina Morelli hanno implicazioni molto meno rilevanti , a partire proprio dall’uccisione della sua consorella, avvenuta come si scoprirà alla fine per motivi piuttosto banali.

Certamente nella tradizione letteratura italiana, Paese che Valentina Morelli considera la sua terra d’elezione, tornerebbe pure alla memoria la Gertrude manzoniana, la cui vicenda criminosa tra le mura di un chiostro è ispirata a un delitto realmente avvenuto, e il più recente Il nome della rosa di Umberto Eco. Viene però il sospetto che, dato che il carabiniere si chiama Matteo e Suor Maria Isabella si sposta in bicicletta, le ispirazioni della Morelli non siano state solo letterarie. Anche perché, oltre a Don Matteo televisivo, non si può negare che le suore investigatrici sul piccolo schermo siano più numerose che sulla carta stampata ( tra le altre Sister Boniface, costola proprio del Padre Brown televisivo, in Inghilterra, soeur Therese in Francia, la suor Angela di “Che Dio ci aiuti in Italia” e così via).

In ogni caso, se davvero le vie del Signore sono infinite, pare quantomai opportuno che i suoi ministri e le sue ministre battano anche quelle dell’acume investigativo per evitare che il Maligno trionfi.

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Murder in Chianti: Un Giallo toscano da non perdere

Una nuova brillante recensione di ALBERTO BICCHI a un mistery di autrice straniera ambientato in Toscana.

Godersi la tranquilla località del Chianti coltivando un piccolo orto e vivendo a contatto con i parenti della defunta moglie, che lì era nata e cresciuta. Questa è l’ambizione dell’ex detective newyorchese Nico Doyle, protagonista di Murder in Chianti, trasferitosi da circa un anno a Gravigna, immaginario paesino tra Firenze e Siena. La sua routine quotidiana viene interrotta dal ritrovamento di un cadavere. Per quanto in pochi conoscano il suo passato impiego come poliziotto della squadra omicidi, per Nico si rivelerà impossibile non fornire un contributo alla risoluzione del mistero.

Nico stomach clenched. It wasn’t the sight that got to him – during his nineteen years as a homicide detective, he’d seen worse and quickly numbed to it. No, it was the surprise of finding a body here. He’d walked away from that job, his old life, and come to Italy and find peace. He wanted to be near Rita, near her family, and far from violent death. Murder seemed to have no place in the beautiful Chianti Hills.”

Lo stomaco di Nico si strinse. Non era la vista che lo sconvolgeva… durante i suoi diciannove anni come detective della squadra omicidi, aveva visto di peggio, e si era rapidamente assuefatto a quello. No, era la sorpresa nel trovare un corpo lì. Si era allontanato da quel lavoro, dalla sua vecchia vita, ed era arrivato in Italia per trovare la pace. Voleva essere vicino a Rita, alla sua famiglia, e lontano dalla morte violenta. Non sembrava esserci posto per l’omicidio nelle bellissime colline del Chianti.”

Il romanzo, scritto da Camilla Trinchieri e pubblicato nel 2019 in lingua inglese, è il primo di una serie che attualmente conta cinque racconti gialli, tutti ambientati in Toscana (l’ultimo, Murder in Pitigliano, è uscito quest’anno). L’autrice, nata nel 1942 e figlia di padre italiano e madre americana, ha trascorso l’adolescenza a New York; da qui, una volta laureatasi, si è trasferita a Roma. Nella capitale ha collaborato con importantissimi nomi del cinema italiano come assistente al doppiaggio. Nel 1980 è tornata a vivere a New York, dedicandosi alla scrittura e ottenendo la cittadinanza italiana.

Durante lo svolgimento delle indagini, in cui Nico supporta il maresciallo dei carabinieri Perillo, vengono toccate o citate varie località del Chianti realmente esistenti (Panzano, Greve, Radda), oltre a San Gimignano, Siena e Firenze. Questo elemento di realismo è accentuato da una descrizione abbastanza minuziosa, seppure a tratti leggermente stereotipata, di usi e costumi della tradizione italiana e toscana, rintracciabili ad esempio nella descrizione delle differenze in termini di abitudini tra gli abitanti del luogo e il maresciallo (di origini meridionali). Tra i vari personaggi di maggiore o minor rilievo troviamo più o meno le tipiche figure delle piccole realtà italiane (il ristoratore, il barista, il macellaio, etc.). Non sono rari accenni alle trasformazioni economiche e sociali subite da queste piccole località nel corso dei decenni. Del resto, la stessa autrice, nella postfazione, sottolinea di aver fatto le dovute ricerche frequentando i luoghi del Chianti.

A pink-gray light had begun to scale the surrounding hills. It was time] to go back and prepare the tomatoes. No going off in his old Fiat 500 to the town’s only café, Bar All’Angolo. The friendly bar owners; the schoolchildren, mothers and workmen crowding the counter; and the tourists sprawling over the tables made him feel less lonely, and the delicious whole wheat cornetti that came fresh from the oven made the place all the more tempting. This morning, however, Nico was happy to break his routine. He had a job to do.”

Una luce rosa-grigio aveva iniziato a arrampicarsi sulle colline circostanti. Era tempo di rientrare e preparare i pomodori. Niente viaggio con la sua vecchia FIAT Cinquecento fino all’unico caffè del paese, il Bar All’Angolo. I proprietari amichevoli, gli scolari, le mamme e gli operai che affollavano il bancone, e i turisti stravaccati sui tavoli, e i deliziosi cornetti integrali che uscivano direttamente dal forno rendevano il posto ancora più allettante. Quella mattina lì, però, Nico era contento di rompere la propria routine. Aveva un lavoro da compiere.”

Tra gli spaccati di vita di paese, il cagnolino che ha adottato (e che lo aveva condotto alla scoperta del cadavere), i vigneti e gli odori della cucina toscana, Nico si troverà costretto a vestire di nuovo i panni del poliziotto, anche a costo di gettare luce su un passato torbido che rischia di coinvolgere il paese e le persone a lui più care.

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Vincent Ollivier: un giallo ad alta tensione

Ad arricchire la sezione dedicata alle opere ancora non tradotte nella nostra lingua, stavolta SCRITTE IN FRANCESE, viene il prezioso apporto di BARBARA BERNARDESCHI, da sempre grande appassionata di polar. Barbara è nata e vive a Poggibonsi, e insegna lingua e cultura francese all’Istituto Superiore San Giovanni Bosco di Colle di Val d’Elsa. Nel corso di 20 anni di attività ha fatto anche esperienza di insegnamento universitario presso la Buffalo University nella sezione distaccata di Siena  e presso la Facoltà di Scienze Politiche dello stesso Ateneo. 

Barbara Bernardeschi

Toscane è il romanzo di esordio di Vincent Ollivier avvocato penalista francese.

In Toscane (pubblicato in Francia dalla casa editrice Flammarion nel 2018) Ollivier mette in scena una piccola comunità legata dalla passione per l’equitazione nel contesto di una vacanza estiva nella campagna toscana senza identificarne la localizzazione precisa.

Dans ce domaine équestre, de tels bruits résonnaient plus étrangement que partout ailleurs. Nous étions une dizaine à prendre nos vacances ici, tous animés de la même passion.”

“In questo ambito equestre, tali rumori riecheggiavano più stranamente che dappertutto altrove. Eravamo una decina a trascorrere le nostre vacanze qui, tutti animati dalla stessa passione.”

La Toscana ha una lunga tradizione equestre basti pensare alla Maremma, un angolo selvaggio nella regione tirrenica che vanta una propria razza, il cavallo maremmano appunto, una bestia forte, destinata al lavoro con il bestiame. Da non dimenticare la tradizione equestre legata a diverse corse a cavallo che si svolgono in più città toscane come Arezzo, Fucecchio, Castel del Piano. Il Palio di Siena tuttavia resta la più famosa, una vera eccellenza, che rappresenta la realtà senese legata al folklore del Medioevo.

Ollivier costruisce un contesto calmo di piena serenità in cui i personaggi godono della natura e si dilettano con i cavalli.

Les cyprès flottaient dans le vent toscan, au même rythme que les parasols de la piscine. La brise apportait les senteurs du bois encontrebas, les bruits des écuries, de temps à autre un hennissement. Parfois montaient aussi quelques exclamations, lancées de ce ton de voix si particulier, rogue et doux, celui que l’on emprunte pour s’adresser aux chevaux. Tout était calme. Les enfants, qui regardaient un film dans la petite maison depuis le début de l’après-midi, ne troublaient plus cette sérénité de leurs cris.”

“I cipressi ondeggiavano nel vento toscano, allo stesso ritmo degli ombrelloni della piscina. La brezza trasportava i sentori del sottobosco, i rumori delle scuderie, di quando in quando un nitrito. Talvolta arrivava anche qualche esclamazione lanciata da questo tono di voce molto particolare, rauco e dolce, quello che si assume per rivolgersi ai cavalli. Tutto era calmo. I bambini, che guardavano un film nella piccola casa dal primo pomeriggio, non disturbavano più questa serenità con le loro grida.”

Questo mondo idilliaco viene turbato da tre colpi di pistola, che riveleranno un altro volto della società tranquilla e serena che ruotava intorno ad una pacifica vacanza equestre estiva nel cuore della Toscana.

La première détonation pulvérisa le silence avec la netteté d’un marteau fracassant un vase. La seconde nous leva brutalement de nos transats. Elle nous fit tourner la tête, d’abord en direction du bruit, puis des autres. Chacun cherchait dans le regard de son voisin un apaisement, une explication, mais n’y trouvait, comme dans le sien, qu’incompréhension et inquiétude. Le troisième coup de feu nous fit tous détaler vers les cyprès qui bordaient la piscine. Dissimulés derrière leurs troncs, pas si épais, il nous fallut de longs instants pour qu’une fois le silence revenu notre courage fasse de même.”

“La prima detonazione polverizzò il silenzio con la nitidezza di un martello che frantuma un vaso. La seconda ci fece alzare brutalmente dai nostri lettini. Ci fece girare la testa, prima in direzione del fracasso, poi degli altri. Ognuno cercava nello sguardo del proprio vicino un sollievo, una spiegazione, ma ci trovò soltanto, come nel suo, incomprensione e inquietudine. Il terzo colpo da arma da fuoco ci fece scappare tutti verso i cipressi che fiancheggiavano la piscina. Nascosti dietro i loro tronchi, non troppo spessi, occorsero lunghi istanti affinché una volta ritornato il silenzio anche il nostro coraggio facesse lo stesso.”

Il triplice omicidio scopre allora gli anfratti più reconditi di una coppia di inglesi benestanti, di un cinico uomo d’affari e di due militari americani in missione in Afghanistan rivelando l’indole di vite preoccupate ad accaparrarsi ricchezze materiali per nascondere i fallimenti delle loro esistenze. Il denaro diventa allora il tema centrale del romanzo, condizione esistenziale legata al successo sociale e motore delle azioni dei suoi protagonisti.

Elle s’angoissait horriblement en se peignant sous les traits d’une pauvresse. Depuis la ruine de son père, elle avait vécu dans cette peur du déclassement, de cette incapacité de tenir son rang, qui était, pour elle, synonyme de misère.”

“Linda si angosciava terribilmente dipingendosi con i tratti di una poveraccia. Fin dalla rovina del padre, la ragazza aveva vissuto con questa paura del declassamento, dell’ incapacità di mantenere il suo rango sociale, che era, per lei, sinonimo di miseria.”

Vincent Ollivier

L’ironia tranchante e l’humour di Ollivier, un intrigo machiavellico e il ritmo incalzante della narrazione sullo sfondo di una Toscana legata alla tradizione equestre rendono questo giallo incalzante e mozzafiato.

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Leonardo Gori: Il vento di giugno e l’Italia del 1946

Da poco è uscito l’ultimo romanzo di Leonardo Gori, Il vento di giugno, e chi scrive ha potuto assistere alla presentazione che l’autore ne ha fatto a Poggibonsi. Il suo intervento, successivo alla lettura dell’opera, ha confermato tutte le impressioni che questa mi aveva suscitato.

Come negli altri romanzi con protagonista Bruno Arcieri Il vento di giugno presenta difatti una partitura molto complessa, in cui la vicenda della spy-story, calata in un ben definito contesto storico e geopolitico, appare venata da situazioni poliziesche e da importanti risvolti sentimentali.

Come pochi altri romanzi del ciclo, ne Il vento di giugno le vicende narrate si intrecciano però in maniera strettissima con la Storia studiata nei manuali scolastici. Esse si collocano infatti nei giorni in cui, con il referendum tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente, il nostro Paese, devastato dalla guerra, doveva fare scelte decisive sul proprio futuro nonché cercare di fare i conti con il ventennio fascista.

Manifesto di propaganda per la Repubblica

Su quest’ultimo tema l’opinione del maggiore dei Carabinieri in forza ai servizi segreti Bruno Arcieri, portavoce dell’autore, è assai diversa da quella di stampo crociano per cui il regime fascista è stato solo una parentesi transitoria, un incidente di percorso nello sviluppo dello Stato liberale e sociale. Due brani, collocati in momenti diversi della narrazione, riflettono perfettamente la complessa trama di pensieri del protagonista sulla questione e ci ricordano che forse non fu un caso se all’epoca, per dirla con Flaiano, un’infima maggioranza di italiani erano fascisti:

a quando poteva ancora credere che il male fosse rappresentato solo da Mussolini e dal suo volgare regime di cartapesta, basato sulla violenza, sul disprezzo per la democrazia e sulla delazione, e che non ne fossero invece responsabili proprio gli italiani, quasi tutti fascisti nell’animo, anche quando credevano di essere dalla parte opposta: con la loro mentalità furbastra, con lo spirito vigliacco del branco, con il disprezzo belluino per le regole del vivere civile, con la loro propensione ai mezzucci e alla truffa.

non poté evitare di alzare lo sguardo al fatidico balcone. Per quanto volesse ignorarlo, quello era il simbolo tangibile di un ventennio che, nelle parole di Mussolini, nessuno avrebbe potuto cancellare. I grandi fasci littori ai lati erano stati tolti, ma ne rimanevano le sagome in negativo, forse più inquietanti degli originali. Arcieri sapeva in cuor suo che la frase del dittatore diceva il vero, benché in senso opposto a quel che intendeva il defunto duce: il fascismo era nelle ossa degli italiani, sia prima sia dopo. Un cancro forse incurabile.

Tuttavia, per quanto laceranti siano state le esperienze passate e per quanto sordido e pieno di macerie possa apparire nel 1946 il paesaggio fisico e umano dell’Italia, Arcieri pur tra mille titubanze si apre alla speranza di una palingenesi:

Io ho tradito, in piena consapevolezza, il suo mondo, il vostro vecchio mondo ipocrita. Quello che è sortito dalla guerra non è esteticamente valido, ne convengo, ma è nuovo, ed è pieno di speranza. Speranza è la parola chiave, quella che più mi interessa.

Anche perché il vento del Nord, benché mitigatosi nel vento di giugno del titolo, portò pure significativi effetti, a partire dal tramonto della monarchia e dall’elezione di un’Assemblea Costituente che avrebbe prodotto una delle Carte più avanzate dell’Occidente. Per la prima volta poi, e questo aspetto è ben evidenziato nel romanzo, le donne italiane ebbero il diritto di votare e di eleggere altre donne a rappresentarle.

Da qui forse l’intensità con cui rifulgono nell’opera le figure femminili, tutte ammirevoli e capaci di sorprendere il protagonista. A partire dalla sua amata Elena, bionda e baluginante presenza che nel suo imprevedibile andirivieni tra Firenze, Brindisi e Roma ora smorza ora accresce i rovelli sentimentali di Arcieri. Così Belinda che lo inquieta con il suo costume adamitico, così l’oversized Eleonora che, oltre a rivelare insospettate doti investigative, si fa portavoce delle istanze di emancipazione femminile da lui trascurate e riesce ad andare a votare. A spiazzare il maggiore dei Carabinieri è però soprattutto Cristina, personaggio ispirato alla figura di Vittoria Guerrini (1923 -1977) scrittrice e poetessa che tra i vari pseudonimi finì per prediligere quello di Cristina Campo.

Vittoria Guerrini alias Cristina Campo

L’autore non lesina le sovrapposizioni tra aspetti biografici della Guerrini e alcuni tratti del personaggio Cristina, come il piglio altero, la malattia cardiaca, il lavoro svolto al Russicum, l’interruzione della storia sentimentale con un intellettuale molto più anziano di lei, la ripresa dell’icastica espressione “scrisse poco, e le piacerebbe aver scritto meno “, o la stessa descrizione fisica:

Mentre si avvicinava, fu colpito dal volto, che, a parte una severa bellezza, comunicava qualcosa di diverso e di molto più intenso. Aveva grandi occhi espressivi. Benché non sorridesse, non aveva affatto laria ostile, anzi esprimeva una specie di misurata cordialità.

Particolare risalto ha poi l’esergo della stessa Campo scelto da Gori, in cui la scrittrice sostiene che la bellezza sia una sorta di quarta virtù teologale; nel corso del romanzo questo tema viene ripreso e, sempre in chiave religiosa, il personaggio di Cristina afferma il valore estetico del sacrificio, in grado di dare un senso spirituale alla vita. La comune predilezione per il dovere, unita al fascino colto e alla grazia signorile di Cristina, fa sì che Arcieri non riesca, come pure vorrebbe, a resisterle. Il maggiore dei Carabinieri usa anzi le sue arti per cercare di modificare la traiettoria dell’esistenza della ragazza. Salvo scoprire che la sua fin troppo romantica idea di felicità non coincide con le reali aspirazioni di Cristina.

Un qualche accenno va fatto infine ad aspetti stilistici e linguistici del romanzo. L’incipit, in un periodare scandito da virgole che isolano elementi provvisti ciascuno di grande rilevanza, situa subito il lettore in un preciso contesto, e al contempo lo invita a diffidare delle apparenze:

Chi, alle sei di mattina del 2 aprile 1946, avesse visto correre una Topolino per via deSerragli, a Firenze, avrebbe pensato forse a unauto civetta della Polizia o dei Reali Carabinieri, all’inseguimento di un bandito.

Cara agli scrittori di trame poliziesche, stavolta questa precisione spazio-temporale nasce dall’esigenza di collocare gli eventi all’interno di una storia editoriale di ben sedici romanzi dedicati a Arcieri, che spaziano dal 1938 alla fine degli anni ’60 senza seguire nella pubblicazione un rigoroso ordine cronologico. Nel suo incipit lo scrittore fiorentino riprende tra l’altro movenze di Jarro, autore toscano di protogialli, che nel romanzo “L’assassinio nel vicolo della luna” del 1883, così aveva iniziato l’opera:

Era la sera del 14 gennaio 1831. L’orologio del Palazzo Vecchio, in Firenze, suonava le 8. Una donna, tutta velata, della quale sarebbe stato difficile dire l’età, avendo il volto coperto, ma che pareva giovane alle snelle movenze della persona, e alla scioltezza del passo, usciva da una casa in Piazza degli Amieri…

Anche il finale del romanzo di Gori, dando voce ai contrastanti sentimenti di Arcieri nei confronti di Elena Contini, regala una efficace variazione del latino spes contra spem:

Eppure, Arcieri non sapeva se lo sperava, oppure se sperava il contrario.

All’interno di questa cornice scorre una prosa controllata, con un’aggettivazione mai ridondante, talora a sfondo letterario come nel caso della “vegetazione salgariana”. I dialoghi sono nutriti, e assolvono ora al compito di fornire elementi utili allo sviluppo dell’azione, più spesso a quello di profilare nettamente la psicologia e l’estrazione sociale dei personaggi. Mancano peraltro concessioni a parlate locali o dialettali, uniformando quindi il registro linguistico del discorso diretto a quello del narratore onnisciente. Il quale solo in rarissimi casi si concede lemmi localistici, come il romanesco “sbriluccichii” e riporta in maniera obliqua, soprattutto per dare un colorito storico, le insolenze della folla fiorentina inferocita in “che si vôle mòvere, signora?” oppure le parole pronunciate da un attore durante la proiezione del film La vita ricomincia “Ahó, sor dotto’”; Gori permette semmai ai due ufficiali americani che convivono con Arcieri, a riprova della loro sostanziale estraneità al contesto italiano, l’uso della propria lingua.

Leonardo Gori

Gori ha del resto una lunga consuetudine con la risciacquatura dei panni in Arno, e la sua scelta lessicale è sempre puntuale ed efficace. Non senza qualche punta di raffinatezza, come “i parafernalia della spia”, testimonianza di quanto ben oliati siano i ferri del mestiere dello scrittore.

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T.A. Williams: Giallo, umorismo e animali nella Toscana di ‘Murder in Siena’

Ancora una volta ringraziamo Alberto Bicchi, per la recensione di “Murder in Siena”, opera dell’autore britannico T. A. Williams ad oggi non tradotta in italiano.

Che consista nell’abilità nel riconoscere i più piccoli indizi materiali di Sherlock Holmes o in quella di ricostruire la psicologia umana di Poirot, il fiuto è decisamente una qualità che non può mancare ad un investigatore. Se poi, come in Murder in Siena, questi può contare sull’appoggio del fidato labrador, tanto meglio. Sì, perché in questo cozy di T.A.Williams il protagonista non è mai abbandonato dal simpatico Oscar, che oltre a fornire una piacevole compagnia, finisce per sbattere il naso in qualche indizio. Ma, seppur centrale, questo non è l’aspetto più peculiare del romanzo, che risiede invece nella presenza di un altro animale a quattro zampe, in rapporti decisamente meno familiari con gli umani, come il lupo.

T. A. Williams

Williams, britannico laureato in Lingue Moderne, il cui nome di battesimo è Trevor (l’utilizzo del più neutro “T.A.” è spiegato dallo stesso autore con la motivazione che il 65% circa dei libri è letto da donne), prima di stabilirsi definitivamente nel Devon con la moglie, ha vissuto e lavorato anche in Italia. Dopo avervi ambientato una lunga serie di romanzi e racconti , soprattutto a tinte rosa, negli ultimi anni si è dedicato con grande prolificità alla scrittura di gialli, in particolare cozy. Oltre alla presenza di Oscar e a una buona dose di humour, l’elemento costante è lo scenario: infatti, quasi tutti i suoi mistery sono ambientati nella nostra penisola, con una spiccata preferenza per la Toscana, protagonista di ben nove storie su undici.

In Murder in Siena (pubblicato in Gran Bretagna nel 2023 dalla casa editrice Boldwood Books), troviamo l’ex detective Dan Armstrong, che si è ritirato in dalla sua attività all’interno del Criminal Investigation Department di Londra e ha deciso di trasferirsi in Toscana, dove si dedica all’attività di scrittore di gialli e di investigatore privato. Quando, reduce dalla sua prima pubblicazione di successo, decide di passare un weekend con la compagna, l’inseparabile labrador Oscar e una coppia di amici immerso nelle colline a sud di Siena, non si immagina che si troverà a dover collaborare con la polizia locale per la risoluzione di un omicidio. Infatti, la stessa struttura in cui Armstrong soggiorna è lo scenario dell’assassinio di un affascinante scienziato, che si trovava lì per un convegno internazionale di zoologia. La familiarità con la lingua inglese e l’esperienza professionale dell’ex investigatore lo rendono particolarmente prezioso per gli inquirenti, con i quali egli collabora fin da subito per stabilire la dinamica dell’omicidio e per sbrogliare la matassa di intrighi che fin da subito sembra ruotargli attorno.

“ ‘Doctor Nikolaos Diamantis.’ The pathologist picked up a plastic card attached to a bloodstained lanyard and dangled it before us. ‘This was in his pocket’. ‘Poor guy’. I looked back down at the battered remains of the man Anna had described as very good-looking and I had christened Casanova and shook my head slowly. ‘Well, I’m afraid he won’t be charming any more ladies’ “

“ ‘Dottor Nikolaos Diamantis’. Il medico legale raccolse un tesserino di plastica legato a un cordoncino insanguinato e lo fece ciondolare davanti a noi. ‘Questo era nella sua tasca’. ‘Poverino’. Mi girai verso i resti malconci dell’uomo che Anna aveva descritto come affascinante e che io avevo ribattezzato Casanova e scossi lentamente la testa. ‘Beh, temo che non affascinerà più altre donne’ “

Durante il soggiorno e le indagini, Oscar resta sempre al fianco del padrone, e il suo atteggiamento verso l’ambiente circostante è foriero di simpatici incontri con altri animali, ma anche di elementi utili per Armstrong. L’atmosfera del romanzo, come in ogni cozy che si rispetti, è piuttosto leggera, e non manca di elementi umoristici, soprattutto in riferimento al labrador o ad alcuni personaggi eccentrici. Pur non mancando i classici apprezzamenti verso la Toscana (e in particolar modo riguardo al cibo locale, di cui non vengono risparmiate descrizioni accurate), non si trovano lunghe sequenze liriche o particolarmente elaborate sul paesaggio e sulle meraviglie del territorio. Lo stile, infatti, è piuttosto semplice e asciutto. A dispetto del titolo, solo una piccola (anche se non irrilevante) parte delle vicende narrate si svolge a Siena, su cui, tranne qualche riferimento al Duomo o a Piazza del Campo, legato alla trama, l’autore non si sofferma più di tanto; infatti, lo scenario dominante del romanzo è quello di una non meglio specificata area a circa una ventina di chilometri a sud del capoluogo.

Il suggestivo interno dell’abbazia di San Galgano

L’’altra eccezione è rappresentata da una rapida visita, da parte dell’ex detective e degli altri ospiti dell’albergo, all’abbazia di San Galgano.

Just as I was expecting the scene to erupt into a wall-of-death chase around the room, the cat opened first one and then, reluctantly, the other eye, stretched languorously and subjected the Labrador to an expression that quite plainly indicated that there was only one boss around here and her name was Gretel. To my surprise, Oscar made no attempt to disturb the status quo and came across my side, where he gave me a look that could easily be translated as ‘What the hell just happened?’ I gave him a pat on the head and we sat down around the table.”

“Proprio quando mi aspettavo che la situazione degenerasse in un inseguimento stile muro della morte per la stanza, il gatto aprì prima un occhio e poi, svogliatamente, l’altro, si stiracchiò lentamente e indirizzò al Labrador un’espressione che indicava abbastanza apertamente che lì c’era solo un capo, e il suo nome era Gretel. Per mia sorpresa, Oscar non fece alcun tentativo di disturbare lo status quo e venne accanto a me, da dove mi lanciò uno sguardo che poteva facilmente essere tradotto con ‘Cosa diavolo è appena successo?’ Gli detti una pacca sulla testa e ci sedemmo intorno al tavolo’ “

La componente animale non si limita, come detto, al pacifico Oscar. Particolarmente interessante risulta, infatti, la presenza di una tematica legata al territorio che fa da sfondo alle vicende, come quella della convivenza tra le persone e il lupo. Quest’ultimo, infatti, negli ultimi anni ha aumentato la sua presenza nelle campagne toscane, suscitando da un lato inquietudine da parte di alcuni settori della popolazione (preoccupati da eventuali aggressioni ai propri danni o alle attività di allevamento), dall’altro una difesa da parte dei portatori di istanze animaliste, che sostengono l’importanza dell’animale per l’ecosistema e la sua scarsa pericolosità per l’essere umano. L’autore, anche se in maniera indiretta, sembra prendere le difese del lupo, pur non rimanendo insensibile ad alcune delle questioni sollevate dagli abitanti. In generale, le posizioni che vengono espresse dai vari personaggi (siano essi scienziati, rappresentanti delle autorità locali, contadini etc.) sembrano fornire una rappresentazione piuttosto realistica del dibattito intorno alla presenza del lupo nelle campagne.

“ ‘Are they dangerous?’ The man gave me a long-suffering look. From his expression, I imagined he must get asked this quite a lot. ‘Not to humans. You’re quite safe. There have been no reported wolf attacks on humans in western Europe for over fifty years. Wolves see us as a threat and they tend to stay clear of humans as a result’ “

“ ‘Sono pericolosi?’ L’uomo mi rivolse uno sguardo paziente. Dalla sua espressione, immaginai che doveva sentirselo chiedere abbastanza spesso. ‘Non per gli umani. Sei piuttosto al sicuro. In Europa Occidentale non sono stati registrati attacchi da parte di lupi ad umani da più di cinquant’anni. I lupi ci vedono come una minaccia, e di conseguenza tendono a stare alla larga dagli umani’ “

L’ironia e l’atmosfera piacevole rendono questo mistery una lettura rilassante, arricchita dalla presenza animale, sia nelle vesti del cane Oscar che in quelle, meno consuete, del lupo.

Al lupo, al lupo!!

E, pur nella sua leggerezza, questo cozy spinge alla riflessione su un tema molto presente nella vita delle piccole comunità rurali, come quello della convivenza con la fauna selvatica. Al di là delle opinioni che si possano avere al riguardo, l’autore dimostra di possedere una conoscenza non superficiale del territorio e una certa sensibilità nei confronti di questioni al centro della quotidianità di chi lo abita, e questa è da ritenersi senz’altro una nota di merito.

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