Venezia: Il mistero di Antelami e la sua musica nel romanzo di Lucia Serracca

Ringraziamo ancora Luisa Zambon, che stavolta con questa sua recensione ci fa conoscere una scrittrice toscana e ci porta a indagare nella magica cittò di Venezia.

In una sorta di brain storming cosa viene in mente se pensiamo a Venezia? Carnevale e maschere, calli e campielli, piazza San Marco e gondole, Casanova e Goldoni; meno poeticamente, il M.O.S.E. e l’acqua alta. Ma a ben guardare, i palazzi patrizi sorgenti dalle acque e le antiche chiese trasformate in lussuosi hotel possono nascondere storie segrete e arcani messaggi che sarebbe meglio lasciar riposare nella polvere del tempo e dell’oblio. Come resistere, tuttavia, al desiderio di condividere la scoperta e sorprendere il pubblico con l’esecuzione dell’inedito Salmo XXIV? uno spartito musicale, trovato quasi per caso, di un certo Vincenzo Sebastiano Antelami, vissuto nel Seicento, compositore di musica sacra di cui poco si sa se non che è stato nelle mire della temibile Inquisizione?

Siamo a Venezia nel 2017 e le note di Antelami (o meglio, la sua vicenda “giudiziaria) ci portano nel 1667, ben 350 anni prima.

Lo scrittore e giornalista musicale Stefano Montani deve intervistare il maestro John Kingsham in occasione del concerto organizzato per i festeggiamenti del carnevale, durante il quale per la prima volta sarà eseguito il Salmo XXIV. Dal colloquio col maestro e dall’incontro con l’amico Enrico Daci, restauratore di opere d’arte alle prese con il ritratto di Antelami, parte la narrazione, una vera e propria avventura ricca di suspense e colpi di scena, di personaggi che si muovono con disinvoltura (forse eccessiva) tra segreti secolari e curiosità esoteriche per una mai sopita speranza di trovare la “pietra filosofale”, la formula magica capace di trasformare il più vile metallo in oro. Ma si tratta di magia o di sapienza, o addirittura di una vera e propria scoperta scientifica? E cosa ha a che fare un musicista con il sapere alchemico?

Gli elementi fondamentali del bel romanzo di Lucia Serracca si possono dire definiti: un pregevole dipinto ma particolare – un ritratto contiene un altro ritratto -, uno spartito musicale che sembra rimaneggiato; l’arte (pittura e musica), la scrittura (Montani è incaricato di redigere la biografia di Antelami), gli studi esoterici (i Rosacroce incuneati nella prestigiosa Royal Society londinese). Tutti elementi “nobili”, per così dire, confacenti a persone di un certo spessore culturale abituati a frequentazioni di rango sociale elevato. Eppure la vicenda si arricchisce di tinte oscure e pericolose: morti sospette, palazzi disabitati in cui vivono non solo i fantasmi del passato, balli in maschera durante i quali avvengono incontri inaspettati con individui dai nomi allusivi (ma lo si capirà solo alla fine), il tutto in una città perennemente avvolta dalla nebbia, in un’atmosfera sospesa tra il passato e il presente a rendere la storia ancor più intrigante e che tiene il lettore in costante tensione.

È pur sempre un romanzo tra il “thriller” e il “giallo”, ma non si indulge al colpo di scena fine a se stesso per fare sensazione. L’intreccio è stato costruito sulla base di una profonda ricerca, puntuale e verificabile, di documenti e periodi storici che ripropongono in maniera verisimile personaggi e ambienti, linguaggio e stilemi (moderni e di epoca): per rendersene conto basta scorrere la bibliografia (e sitografia) redatta dall’autrice, e la Nota stessa, nella quale si dà ragione dell’origine del romanzo, delle letture e degli studi compiuti a supporto della vicenda narrata.

Ecco un breve passo tratto da una lettera che Antelami aveva scritto all’amico John Wilkins:

“Londra, addì 16 aprile 1668

Al Signore Illustrissimo John Wilkins

Vicario di St. Lawrence Jewry

Gresham College – Royal Society

Signore Eccellentissimo,

Mi rivolgo a Voi, che mi onorate della Vostra illustre amicizia e concedete a me, Vostro umile servitore e ammiratore sincero della Vostra sapienza e rettitudine, il privilegio di chiamarVi Amico.

Ho l’ardire di scriverVi per due ragioni. In questo tempo trascorso in terra d’Inghilterra, nella città di Londra, l’Onnipotente mi ha concesso di incontrare uomini di grande intelletto e di elevate virtù, quale Voi, Illustrissimo, senz’altro siete. …”.

E ora un saggio del presente:

“Un sole incerto illuminava il cielo del mattino, oscurato fino a poco prima da nuvole dense e scure che con il passare delle ore erano andate sfaldandosi fino a sfilacciarsi in fiocchi più chiari, segnati appena da qualche striatura plumbea”.

Sono solo due brevi citazioni estrapolate dal contesto per fornire un esempio della disinvoltura stilistica con cui Lucia Serracca riesce a “manipolare” la materia narrativa pazientemente distribuita in oltre trenta capitoli (o sequenze) ben amalgamati tra loro sia per l’andamento della storia sia per lo sviluppo dei personaggi.

Lucia Serracca

A proposito dei quali si osserva con piacere un loro evolversi e scoprirsi non scontato: se, infatti, qualche indizio ci guida a comprenderne la funzione, la lettura non prosegue con la domanda ossessiva “chi è il colpevole”, così da essere piacevolmente attratti da altre domande: perché un musicista ha scomodato addirittura l’Inquisizione? La brama di un sapere “assoluto” può davvero indurre a desiderarlo oltre i limiti eticamente accettabili?

Domande peregrine? Scrupoli ingenui in un tempo segnato dalla pervasività del “virtuale”? E, soprattutto, l’AI è la “pietra filosofale” del XXI secolo?

Forse sarebbe comodo rispondere con la formula manzoniana “ai posteri l’ardua sentenza”… la posterità avrà le basi nella nostra epoca e, chissà!, anche tra noi qualcuno starà scrivendo un “Salmo XXIV”. Resta da capire se per il progresso dell’umano o se per l’ennesimo strumento di potere sull’umanità.

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